Da oltre due mesi, la banca dati EUvsDisinfo accumula casi di disinformazione attorno al coronavirus: è giunto il momento di andare a vedere che cosa si nasconde in bella vista.

Confrontando i casi legati al coronavirus pubblicati tra il 22 gennaio e il 25 marzo con quelli raccolti durante questa settimana, risulta che il sentimento anti-americano è ancora forte. In totale, abbiamo rilevato 39 contenuti che additano gli Stati Uniti come artefici del coronavirus.

La seconda interpretazione più comune vuole un’UE incapace di gestire la crisi e in procinto di disintegrarsi, proprio come lo spazio Schengen di libera circolazione. In particolare, questa lettura incentrata sul fallimento e la mancanza di solidarietà dell’UE riscuote più successo dopo l’invio di aiuti dalla Russia all’Italia: abbiamo infatti aggiunto alla banca dati 26 nuovi casi di disinformazione.

Al terzo posto, con 24 casi, si classifica l’interpretazione secondo cui il virus sarebbe stato utilizzato per colpire la Cina e la sua economia.

Con 17 casi (dato in aumento), in quarta posizione troviamo la teoria, piuttosto creativa, che presenta l’intera crisi causata dal coronavirus come un piano segreto dell’élite globale.

A chiudere la top five abbiamo un gruppo di messaggi che prendono di mira l’Ucraina nel contesto dell’epidemia di coronavirus, ai quali i media pro-Cremlino sono riusciti ad aggiungere accuse di nazismo. Casi totali: 13.

Le interpretazioni più diffuse sono anche quelle che fanno più presa sul pubblico?

Per rispondere a questa domanda, abbiamo osservato i 152 casi raccolti tra il 22 gennaio e il 25 marzo, che essendo presenti sui social media da più tempo, hanno avuto modo di generare «Mi piace», condivisioni e commenti. Abbiamo estratto 442 URL, analizzandoli con BuzzSumo. Abbiamo quindi collegato gli URL più popolari con i casi, per individuare le versioni in grado di attirare maggiormente l’attenzione. Di seguito proponiamo i dieci messaggi di disinformazione più diffusi.

Sebbene i media pro-Cremlino abbiano promosso le più disparate, e spesso contraddittorie, interpretazioni, partendo da bizzarre teorie complottiste, passando per la risposta inadeguata fornita dall’Ucraina alla pandemia, per arrivare alla reazione assente oppure isterica dell’Occidente, gli articoli che hanno registrato il grado di «engagement» più elevato sono stati quelli in cui si affermava che il virus sarebbe stato creato dagli Stati Uniti.

Se 68 700 «Mi piace», condivisioni e commenti totalizzati tra le diverse piattaforme di social media non costituiscono un dato impressionante, i 263 902 «engagement» registrati da ben 152 articoli di disinformazione legata al coronavirus appaiono più preoccupanti, specie dal momento che si tratta di un argomento in cui informazioni errate possono avere conseguenze potenzialmente fatali.

Ma in un periodo tanto complicato, serve anche qualcuno che ci tiri su il morale, e in questo la macchina della disinformazione pro-Cremlino non delude mai. Ecco i casi più esilaranti di questa settimana:
– 380 belgi hanno contratto la COVID-19 partecipando a un’orgia di massa;
– la causa della diffusione dell’epidemia di coronavirus è la legalizzazione dei matrimoni gay;
– Baba Vanga aveva predetto una cura russa per il coronavirus.

A chi se lo stesse chiedendo, no, non si tratta di un pesce d’aprile in ritardo. Questo è il volto della disinformazione pro-Cremlino, in molti casi finanziata direttamente con il bilancio statale russo e generosamente prodotta per il nostro divertimento.

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