Il copione del Cremlino: fabbricare pretesti per invadere l’Ucraina - ulteriori miti

Febbraio 19, 2022

Di recente, abbiamo analizzato e sfatato sette dei miti predominanti e più pericolosi relativi all’Ucraina.

Nel bel mezzo dell’intensificarsi del crescendo di forze militari russe lungo i confini ucraini, gli organi di informazione russi controllati dallo Stato continuano a seminare resoconti di disinformazione riguardanti l’esecuzione di atrocità imminenti o persino in atto ai danni della popolazione nel Donbass. Tutto ciò, ovviamente, in un tentativo di creare un «casus belli», ovvero un pretesto per invadere e mantenere aperta l’opzione di una rinnovata e diretta aggressione militare contro l’Ucraina.

Nel corso degli anni, ipotesi false accusanti Kiev di «atrocità» nel Donbass hanno costellato gli organi di informazione pro-Cremlino. Gli organi di disinformazione, compresi quelli comprovati detenere legami con i servizi segreti russi, hanno incolpato l’Ucraina di «epurazione etnica» e «genocidio» in numerose occasioni in passato, ad esempio nel 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019, 2020 e nel 2021.

Adesso, tali falsità sono riciclate dai massimi vertici del Cremlino.

Di seguito è riportata una panoramica di alcuni resoconti di disinformazione pro-Cremlino predominati che sono o possono essere adoperati come pretesto per esacerbare l’aggressione militare contro l’Ucraina.

Mito: «Le forze ucraine sono in procinto di avviare un’offensiva di grande portata nel Donbass.»

Fatti: «L’Ucraina valorizza la vita di ogni cittadino e non pianifica alcuna azione aggressiva» – il messaggio del ministero ucraino della Difesa non potrebbe essere più chiaro. «L’esercito ucraino non ha intenzione di pianificare azioni offensive e non utilizzerà armi se queste possono rappresentare una minaccia per i civili. Tutte le attività condotte nella zona dell’Operazione delle forze congiunte sono di natura prettamente difensiva.»

Gli organi di informazione statali russi hanno rinvigorito le ipotesi circa offensive segrete dell’Ucraina. Ciò è culminato nella diffusione di messaggi video quasi identici e sincronizzati (secondo quanto riferito pre-registrati due giorni prima) da parte dei leader dei militanti sostenuti dalla Russia nelle cosiddette regioni «DNR» (Donetsk) e «LNR» (Lugansk). Questi messaggi esortavano a evacuazioni di massa, o meglio a una ricollocazione ordinata, verso la Russia. Utilizzando il termine «evacuazione», i militanti locali tentano di dipingere le proprie azioni come umanitarie, quando in effetti si riferiscono allo sradicamento di civili dalle proprie case e dalla propria vita quotidiana. Le dichiarazioni degli organi di informazione statali russi, secondo cui si contano 700 000 persone in fase di evacuazione, suggeriscono un tentativo di invocare la responsabilità di fornire protezione, tracciando una sorta di parallelismo con la guerra del Kosovo.

Dove l’abbiamo già visto? Per anni, gli organi di informazione pro-Cremlino sono stati inondati da dichiarazioni sui piani offensivi di Kiev contro il Donbass, raffigurando l’Ucraina come un aggressore spietato. È possibile vederne numerosi esempi qui. Al tempo stesso, gli organi di informazione pro-Cremlino negano il verificarsi del recente bombardamento di un asilo in un territorio controllato dall’Ucraina.

Presunti piani di un’offensiva militare ucraina trasmessi da un’emittente televisiva russa controllata dallo Stato. Pervyi Kanal, 17 febbraio 2022.

Mito: «L’Ucraina sta escogitando di inscenare o condurre un attacco terroristico nel Donbass o in Russia (provocando numerose vittime tra la popolazione civile).»

Fatti: questa e insinuazioni analoghe rientrano nella categoria delle cosiddette narrazioni relative a operazioni svolte sotto falsa bandiera, in cui l’Ucraina è accusata di inscenare o di condurre violenti attacchi («terroristici»). Alcuni esempi recenti annoverano affermazioni in merito a piani di fare saltare in aria stabilimenti industriali pericolosi, edifici amministrativi nel Donetsk, nonché riferimenti a «mercenari polacchi»; per un’analisi più approfondita, vedere il DFR Lab.

Un elemento costante in questa varietà di dichiarazioni risiede nella lampante assenza di qualsiasi tipo di prova attendibile. Nessuno degli osservatori indipendenti è riuscito a verificare tali dichiarazioni e nessun testimone affidabile si è fatto avanti. Ciò comprende l’esplosione di un’auto nel Donetsk, notizia trasmessa in modo capillare il 18 febbraio 2022, dove una cronista di un’emittente televisiva russa controllata dallo Stato è ripresa accanto a un’auto dilaniata senza la benché minima presenza di una qualche indagine forense credibile in atto nei paraggi. Una storia simile riguardante esplosioni di bidoni derelitti di sostanze liquide risulta allo stesso modo priva di prove valide.

Il governo ucraino ha categoricamente confutato simili dichiarazioni all’insegna della disinformazione.

Le dichiarazioni delle fonti pro-Cremlino sui presunti attacchi terroristici ucraini si sono moltiplicate in seguito ai resoconti di organi di informazione internazionali, basati su informazioni dei servizi segreti pubblicamente divulgate, che indicavano la possibilità in base alla quale la Russia inscenerebbe un attacco terroristico falso per giustificare l’invasione dell’Ucraina.

Dove l’abbiamo già visto: la Russia, già in passato, aveva accusato l’Ucraina di «attacchi terroristici» (nel 2016), mentre gli organi di informazione pro-Cremlino avevano inoltre ipotizzato che l’Ucraina fosse governata da una «giunta terrorista» e fosse impegnata ad «addestrare terroristi» per l’esecuzione di operazioni in Europa e Medio Oriente. Non esiste alcuna prova ad avallare tali dichiarazioni.

In alto: presunti attacchi: esplosioni di un’auto e di depositi di sostanze chimiche. In basso: ricollocamento forzato di civili. Pervyi Kanal, TASS, 18 febbraio 2022.

Mito: «L’Ucraina sta compiendo un genocidio contro la popolazione di lingua russa nelle regioni orientali.»

Fatti: addossando la colpa dei più fatali crimini contro l’umanità sul governo ucraino, il Cremlino non tenta solo di ritrarre Kiev come il peggiore dei criminali, ma utilizza anche in maniera impropria un termine che è chiaramente definito nella Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio delle Nazioni Unite, adottata nel 1948.

Dichiarazioni del genere sono state smentite senza mezzi termini, tra gli altri, proprio da organi di informazione indipendenti russi. Nessuna delle tante relazioni sulla situazione dei diritti umani in Ucraina, che vengono regolarmente pubblicate dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, o delle relazioni della missione di vigilanza speciale dell’OSCE, si avvicinano minimamente a fare riferimento all’imperversare di un genocidio in Ucraina.

Dove l’abbiamo già visto: nel corso degli anni, gli organi di informazione pro-Cremlino hanno adoperato il termine «genocidio» molto alla leggera per descrivere eventi che non hanno nulla a che spartire con violazioni dei diritti umani su vasta scala, snaturando così un termine del diritto internazionale. Tra gli esempi figurano i presunti «genocidi» di acqua e visti in Crimea e il «genocidio» dei cittadini ucraini a causa del rifiuto di acquistare il vaccino Sputnik V.

Mito: «L’Ucraina impiegherà armi chimiche e armi vietate di altro tipo contro i civili nel Donbass. Gli Stati Uniti stanno pianificando un attacco con armi chimiche sotto “falsa bandiera” nel Donbass.»

Fatti: l’Ucraina non ha mai fabbricato, accumulato o utilizzato armi chimiche. Gli Stati Uniti sono inoltre firmatari della Convenzione sulle armi chimiche e non ne fanno uso.

Gli organi di informazione pro-Cremlino hanno pure accusato l’esercito ucraino di usare munizioni contenenti fosforo bianco, una sostanza proibita dalla Convenzione di Ginevra, mentre i canali Telegram affiliati ai servizi segreti russi hanno diffuso pettegolezzi su bombe radioattive di fattura artigianale. Tali narrazioni false sono promosse per instillare timore e innescare emozioni, denigrando le forze armate ucraine.

Dove l’abbiamo già visto: gli organi di informazione pro-Cremlino hanno alle spalle una lunga tradizione contraddistinta dalla distorsione dei fatti in merito alle armi chimiche, che comprende il diniego di attacchi con armi chimiche da parte del regime siriano. Gli organi di informazione pro-Cremlino si sono inoltre dimostrati determinanti a insabbiare i fatti riguardo all’uso di armi chimiche da parte della Russia nel tentativo di assassinio di Alexei Navalny e nel caso di avvelenamento di Salisbury.

Mito: «L’esercito ucraino sta commettendo atrocità nel Donbass.»

Fatti: le insinuazioni riguardo a cosiddette atrocità nel Donbass sono strazianti e, talvolta, accompagnate da immagini raccapriccianti trasmesse dai canali televisivi russi più importanti. Ciononostante, anche in questi casi latitano dettagli credibili. A causa delle continue restrizioni imposte agli spostamenti della missione di vigilanza speciale dell’OSCE, non vi è modo per gli osservatori indipendenti di svolgere indagini sulle dichiarazioni.

Dove l’abbiamo già visto: gli organi di informazione pro-Cremlino si sono avvalsi di messaggi intrisi di emotività e fabbricati ad arte per accendere l’odio e la paura nei confronti della popolazione ucraina, in particolare nel pubblico russo in patria. Dopo la famigerata fabbricazione della notizia di un «ragazzo crocifisso», messa in circolazione dagli organi di informazione pro-Cremlino nel 2014, sono spuntate insinuazioni folli su «safari umani» organizzati dalle forze armate ucraine durante i quali i ricchi occidentali potevano acquisire il diritto di ammazzare civili nel Donbass (2018). Dichiarazioni analoghe su presunti «safari nei panni di cecchini» sono apparse anche di recente, a febbraio 2022. Nella primavera del 2021, gli organi di informazione statali russi hanno pesantemente posto sotto i riflettori la storia di un bambino di quattro anni del Donbass presumibilmente ucciso da un drone ucraino. A quanto pare, il motivo della sua morte non è altro che un falso. I messaggi di disinformazione di questo genere sono strettamente legati a un resoconto di disinformazione predominante di un’Ucraina «nazista», coltivata sia da personaggi mediatici che da funzionari russi.

Leggere inoltre: La disinformazione sull’attuale conflitto Russia-Ucraina: sette miti sfatati


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