Lacrime di coccodrillo, elusione e proiezione

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Gli esperti di disinformazione del Cremlino cercano i riflettori per riciclare vecchi discorsi sulle minacce alla sicurezza e alla stabilità globale da parte dell’Occidente in un classico caso di elusione e proiezione sugli altri dei misfatti della Russia.

Di tanto in tanto, la manipolazione dell’informazione pro-Cremlino e l’ecosistema della disinformazione hanno bisogno di nuovi influssi narrativi di disinformazione per alimentare l’incessante parlare degli esponenti della propaganda del Cremlino, o se non altro di un cenno di assenso dai piani alti per continuare a riciclare le stesse bugie.

A questo fine, non c’è niente di meglio di un discorso pubblico ben posizionato e preferibilmente internazionale da parte del capo del Cremlino o dei suoi lacchè per segnare la via e incoraggiare le varie forme di disinformazione, preparandole in modo che possano essere amplificate dall’apparato della manipolazione dell’informazione pro-Cremlino.

Recentemente ci sono state diverse occasioni di questo genere. In particolare, il discorso di Putin in occasione del Consiglio mondiale del popolo russo e il monologo di Lavrov all’incontro tra i ministri dell’OSCE. Esaminiamo adesso i punti di riferimento di disinformazione che questi discorsi hanno lasciato e la risonanza che hanno avuto nell’ecosistema della disinformazione pro-Cremlino nei giorni a seguire.

Il Frankenstein della disinformazione

Iniziamo con il minore tra i due mali. Il discorso di Lavrov all’OSCE era una miscela di tutti i “vecchi classici” della disinformazione pro-Cremlino. Come il Dott. Frankenstein delle pagine del romanzo gotico di Mary Shelly, Lavrov è riuscito a cucire insieme molti pezzi di disinformazione pro-Cremlino, anche se a volte non si adattavano bene l’uno all’altro, in un discorso pieno di negazione, rifiuto, distrazioni ed elusioni.

Dopo aver iniziato con delle lacrime di coccodrillo sulle “condizioni deplorevoli” dell’organizzazione, Lavrov si è opportunamente dimenticato che il veto della Russia ha bloccato la missione dell’OSCE in Ucraina e che la Russia impedisce l’adozione del budget annuale per l’organizzazione dal 2021. Ha invece usato la piattaforma per pontificare profusamente sulla “destabilizzazione dell’espansione della NATO”, uno degli argomenti preferiti del Cremlino.

Certo, l’Occidente e l’Ucraina sono da biasimare per la guerra della Russia contro l’Ucraina e così si continuano a riproporre vecchi discorsi di disinformazione sugli accordi di Minsk. In questo contesto, Lavrov ha fatto riferimento anche all’assurdo ultimatum della Russia del 2021 per smantellare di fatto la NATO, come “proposte di garanzie di sicurezza legalmente vincolanti in Europa”.

Il discorso includeva inoltre una costante rimostranza di come l’Occidente voglia distruggere la Russia, echi della narrativa pro-Cremlino riguardo le sanzioni dell’UE, lamentele di un presunto tentativo di stabilire un’egemonia da parte di Washington e accuse su come l’Occidente abbia due pesi e due misure quando si tratta di questioni di diritti umani. E ovviamente nessun discorso russo sarebbe completo senza lanciare accuse di nazismo contro chiunque osi opporsi alla Russia. Anche se il discorso in questione è proferito in una sala mezza vuota.

Tutti pronti a ripetere pedissequamente

Com’era prevedibile, questo intervento è stato accolto calorosamente tra i commentatori della disinformazione pro-Cremlino. Alcuni si sono uniti all’ostentato dispiacere per lo stato dell’OSCE, mentre altri hanno cercato di ingigantire il significato della partecipazione stessa di Lavrov all’incontro, essendo questa la prima apparizione di persona all’OSCE da febbraio 2022. Altri ancora hanno ripreso il pessimismo di Lavrov, incolpando l’UE e la NATO di aver portato l’OSCE sull’orlo del collasso. Stranamente, alcuni critici pro-Cremlino, forse non ben informati, hanno cercato di dipingere l’OSCE come “il lungo braccio dell’UE e della NATO”.

Ovviamente, i portavoce del Cremlino hanno iniziato a parlare della disonestà dell’Occidente anche prima che si tenesse l’incontro, concentrando la propria rabbia sul rifiuto della Bulgaria di lasciare che l’aereo di Lavrov attraversasse il proprio spazio aereo e ricorrendo a insulti puerili.

Mettere parole in bocca a un uomo morto

Un altro aspetto dell’intervento di Lavrov consisteva nell’esaltare il nobile impegno della Russia per la sicurezza europea e nell’insinuare il suo ruolo privilegiato e il diritto di esercitare la sua influenza sui propri vicini. Il 29 novembre, l’indiscusso peso massimo della diplomazia americana Henry Kissinger è venuto a mancare e gli esperti della disinformazione pro-Cremlino non si sono fatti sfuggire questa occasione. In modo veramente macabro, hanno cercato di mettere parole in bocca a un uomo morto, facendo riferimento al concetto di “realismo” di Kissinger per promuovere il diritto dell’eccezionalismo russo e l’idea che l’unica soluzione sia instaurare un dialogo con la Russia.

Crociata contro la russofobia

Putin in persona ha pronunciato l’altro sermone di tendenza tra i sostenitori della disinformazione pro-Cremlino. Oltre a promuovere anch’esso l’eccezionalismo russo, il messaggio centrale, amplificato dall’ecosistema della disinformazione pro-Cremlino, era l’assurda idea che la Russia stia “lottando per la libertà del mondo intero”. Un messaggio piuttosto strano se viene da un regime che ha lanciato la più grande guerra in Europa dopo la seconda guerra mondiale solo per saziare le sue ambizioni imperialiste a spese dei paesi vicini.

L’altro tema dominante era che la “russofobia” stia a quanto pare conquistando i cuori e le menti dei popoli dell’Occidente, che vuole distruggere il popolo russo. I media pro-Cremlino inoltre non vedevano l’ora di enfatizzare l’opinione colonialista di Putin secondo cui il “mondo russo” si estende oltre i russi e sia il veicolo per combattere la presunta “russofobia”.

Quei dannati “nazisti baltici”

Un paio di giorni dopo, si è presentata un’altra occasione per Putin per promuovere la sua crociata contro la “russofobia” durante una riunione del Consiglio russo per la società civile e i diritti umani. Preceduto da una “relazione” dal Ministero degli Affari esteri russo che ancora una volta dipingeva gli Stati baltici con il pennello nazista, Putin ha usato il Consiglio per rivolgere alla Lettonia accuse infondate di “russofobia”. Le autorità lettoni hanno immediatamente respinto tali accuse senza fondamento.

E, come se non bastasse, Putin, senza battere ciglio, ha proclamato che “la Russia non deve mai ripetere le repressioni di massa dell’era sovietica”, questo mentre i gruppi sui diritti umani segnalano centinaia di prigionieri politici in Russia e appena pochi giorni dopo che la Corte suprema russa approvasse una legge draconiana contro le comunità LGBTIQ+ in Russia.

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