La Corte suprema russa di recente ha accolto una richiesta del Ministero della Giustizia di vietare le attività del “movimento pubblico internazionale LGBT” all’interno del Paese, definendolo “estremista”. Non è affatto chiaro cosa intendano esattamente le autorità russe con “movimento LGBT internazionale”, ma è purtroppo certo che questa mossa, che è stata condannata dall’UE, rappresenta un’estensione della repressione in corso sui diritti LGBTIQ+ sotto Vladimir Putin e metterà ulteriormente a tacere la società civile e i difensori dei diritti umani in Russia. Rende inoltre praticamente impossibile intraprendere qualsiasi azione a sostegno della comunità LGBTIQ+, impedendo ai suoi membri di esercitare i propri diritti civili e politici.
Alla luce di tali sviluppi, il recente rapporto del SEAE sulla manipolazione delle informazioni e ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI) che prende di mira le persone LGBTIQ+, ha acquisito nuova rilevanza. Quest’ultimo rivela come le campagne di disinformazione sono intricatamente studiate per sfruttare le vulnerabilità, polarizzare le società e seminare divisioni, in particolare quelle rivolte alla comunità LGBTIQ+. Illustra inoltre un allarmante modello di campagne di disinformazione mirate, che richiamano la più ampia tendenza di repressione e discriminazione contro la comunità LGBTIQ+, come ora dimostrato da questa recente sentenza della Corte suprema russa.
Gli analisti hanno identificato 31 casi di manipolazione di informazioni straniere nel periodo intercorso tra giugno 2022 e luglio 2023, principalmente incentrati sull’infangare l’immagine delle comunità LGBTIQ+. Tali casi sono arrivati in quindici lingue diverse su tre piattaforme dominanti: Telegram, X (Twitter) e siti web. Quasi la metà dei casi sono correlati a un evento specifico, inclusi eventi LGBTIQ+; per esempio il mese e le marce del Pride, la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (IDAHOBIT); eventi delle ultime notizie come la sparatoria nella scuola di Nashville del 2023; ed eventi sportivi.
Il rapporto prosegue rivelando che di solito il movimento LGBTIQ+ viene attaccato nell’insieme, con due gruppi particolarmente vulnerabili: comunità trans e gay/lesbiche. Altre entità attaccate includono le organizzazioni ucraine e tedesche, ma anche l’UE in generale, organizzazioni sportive, la NATO e altre, tutte con una finalità comune: denigrare i membri della comunità LGBTIQ+.

Risultati del rapporto “FIMI rivolta alle persone LGBTIQ+”, pag. 13
Le più comuni meta-narrazioni adoperate dagli autori delle minacce che prendono di mira la comunità LGBTIQ+ includono “Gayropa”, che raffigura l’Europa come una sorta di regno distopico caratterizzato dalla perversione sessuale. “Gayropa” esporta tutto ciò in altre regioni mediante le sue pratiche neo-coloniali, per mezzo della cosiddetta “agenda LGBT/di genere”, e mira a minacciare i valori tradizionali, come la famiglia naturale e l’ordine tradizionale.
Il rapporto del SEAE sottolinea inoltre le tattiche e le tecniche impiegate per trasmettere tali messaggi, alcune delle quali molto astute. Alcuni esempi includono la promozione di attacchi informatici contro enti internazionali, lo sviluppo e la promozione sostenuta di un gioco online basato sul web o le richieste di azioni e proteste offline.
Esaminiamo nel dettaglio le tre tecniche più importanti identificate nel rapporto.
Simulazioni a volontà
Immagina di apprendere una notizia da una fonte di cui ti fidi, e scoprire poi che è completamente inventata. Si basa su questo la simulazione nella manipolazione delle informazioni. Gli autori creano account sui social media, siti web o contenuti falsi, simulando gli enti legittimi. Questa subdola tattica non solo mira a diffondere falsità, ma anche ad acquisire credibilità e a seminare dubbi nei confronti degli enti reali. Si è trattato di questo nel caso della pubblicazione di un falso annuncio di lavoro da parte di una fittizia organizzazione no profit ucraina, su un portale di lavoro online ucraino, successivamente diffuso da account statali russi su diverse piattaforme di social media. L’annuncio pubblicizzava una falsa posizione di mentore per le forze armate dell’Ucraina. Tra i requisiti previsti erano inclusi una “vita sessuale attiva”, “assenza di malattie veneree” e “identificazione di gay nascosti”, con una ricca terminologia dispregiativa rivolta alle persone LGBTIQ+ nell’ambito delle forze armate ucraine.

Annuncio di lavoro pubblicato su un portale di lavoro ucraino, simulando una ONG ucraina (testo tradotto dall’ucraino all’inglese)
Fabbricazione e alterazione di documenti
Questa volta, pensa a Photoshop sotto steroidi. In questo caso, i documenti sono completamente inventati oppure alterati per adattarsi alla narrazione. Questo metodo è particolarmente insidioso in quanto presenta una parvenza di autenticità in grado di ingannare anche l’occhio più attento. Documenti o contenuti fabbricati, come volantini, sono inoltre realizzati su misura in base al pubblico specifico, o utilizzati per attaccare enti, gruppi o soggetti ufficiali. L’esempio analizzato nel rapporto è comparso a giugno 2023 ed è rivolto al pubblico della Repubblica Centrafricana con immagini di volantini falsi pubblicate online. La foto sul volantino raffigurava due uomini che si baciavano e presumibilmente promuoveva un birrificio francese, rivendicando esplicitamente al contempo la “promozione dei valori europei”. Tale invenzione è stata disseminata su account X (Twitter) e pagine Facebook non attribuiti. Da un’analisi successiva dell’accaduto è emerso che quelle stesse pagine avevano spesso promosso contenuti di altre pagine Facebook collegate a compagnie militari russe private.

Volantini falsi rivolti al pubblico africano
Sfruttamento dell’architettura dei social media
Questa tattica si basa completamente sullo sfruttamento delle caratteristiche delle piattaforme di social media. Include tag e risposte coordinate e la creazione di contenuti progettati per diventare virali, amplificando così i messaggi ingannevoli a un pubblico più ampio. Si tratta di una tattica particolarmente insidiosa nel contesto delle persone e dei diritti LGBTIQ+, in quanto i tag e le risposte coordinate spesso mirano ad intimidire e mettere a tacere gli oppositori designati. A maggio 2023, una rete di account di social media non identificati ha preso di mira X (Twitter) e Facebook, interagendo sistematicamente con gli account ufficiali di vari enti dell’UE, come ad esempio la delegazione dell’UE in Somalia e EUNAVFOR. Si è trattato di un’azione coordinata in risposta a un tweet della Missione di formazione dell’UE in Somalia, che mostrava una squadra sportiva che esponeva la bandiera arcobaleno per l’IDAHOBIT. Questi account hanno diffuso lo screenshot del tweet, accusando l’UE di ignorare i valori culturali e le credenze religiose somale.

Un esempio di post con tag EUTM Somalia e il collage utilizzato nell’episodio di FIMI
Comunità LGBTIQ+ ed elezioni
Su EUvsDisinfo scriviamo ampiamente su come gli autori delle minacce di manipolazione delle informazioni e ingerenze prendono di mira le elezioni negli Stati membri dell’UE e in altri Paesi, per esempio durante le recenti elezioni polacche, elezioni in Spagna ed elezioni locali in Moldavia. Abbiamo anche sfatato le affermazioni secondo cui l’UE sarebbe contraria alla democrazia in Africa.
Il periodo delle elezioni rappresenta un momento molto produttivo per gli autori delle minacce per raccontare le loro narrazioni preferite e, come un disco rotto, intimorire il pubblico sull’immaginario uomo nero, che siano le persone LGBT, i musulmani o i migranti, e dipingere un tetro quadro di “Gayropa” in decadenza, diffondendo la sua “propaganda LGBT” come una ritrovata forma di colonialismo. Ciò influenza le persone LGBTIQ+ in due modi: da un lato oscurando ulteriormente il loro nome nella società, dall’altro influenzando la loro partecipazione al processo elettorale, a causa del timore di persecuzioni o barriere strutturali che gli impediscono di esercitare il diritto di voto.
Nel suo recente rapporto sul rafforzamento della partecipazione delle persone LGBTQI+ nei processi politici ed elettorali, l’UNDP ha constatato il progresso che è stato compiuto. A livello globale, gli organi di gestione elettorale hanno implementato politiche per garantire diritti di voto non discriminatori per persone trans e non binarie, comprese procedure di identificazione rispettose e campagne mirate di educazione degli elettori. La presenza di leader LGBTIQ+ nelle cariche elettive, contribuisce notevolmente al riconoscimento di diritti e politiche vantaggiose per la comunità, eppure gli anni successivi hanno portato pochi progressi.
La comunità LGBTIQ+ continua ad incontrare barriere strutturali, individuali e organizzative, che ostacolano la sua completa partecipazione alla politica e alle elezioni. Ciò è spesso caratterizzato da esclusione, mancanza di visibilità, discriminazione e violenza, alimentate dagli attacchi sui social media.
È fondamentale che le persone LGBTIQ+ e le organizzazioni che le supportano, possano esercitare liberamente i loro diritti politici e civili, incluso il diritto di voto, di essere eletti e di esprimersi, al fine di assicurare che i loro diritti umani siano rispettati, considerati e sostenuti.
Una tabella di marcia per le azioni
A tal proposito, il rapporto “FIMI rivolta alle persone LGBTIQ+” non rappresenta solo un campanello d’allarme, ma anche una tabella di marcia per le azioni. Riguarda il riconoscimento delle minacce nascoste, annidate nei nostri spazi informativi e l’adozione di misure concrete per salvaguardare non solo i diritti delle persone LGBTIQ+, ma anche i principi stessi delle nostre società democratiche.
Il rapporto offre inoltre un faro di speranza, con alcune solide raccomandazioni. Richiede un fronte unito: governi, mondo accademico, industria, società civile e comunità locali devono unire le forze. La condivisione di informazioni sulle minacce emergenti, la collaborazione sulle risposte e l’identificazione di modalità per il supporto reciproco sono fondamentali passi in avanti.
Il rapporto sottolinea anche il ruolo che possono svolgere le piattaforme di social media. È necessario che tali piattaforme interrompano efficacemente la diffusione di FIMI, ciò potrebbe tradursi nell’investimento in nuove funzionalità essenziali per il bene comune.
In conclusione, la lotta contro la FIMI non riguarda solo i diritti e la dignità della comunità LGBTIQ+, ma rappresenta anche una difesa delle nostre istituzioni e dei nostri valori di democrazia. Abbracciando tali raccomandazioni, riduciamo le distanze con un mondo in cui l’informazione rappresenta uno strumento di empowerment, non di manipolazione.